A Lineapelle è tempo di futuro. La rassegna sul mondo della pelle accende i riflettori su innovazione e circolarità della filiera per l’edizione numero 97, che si apre all’insegna di una congiuntura negativa per il comparto (-7,3% in valore e -11,9% in volume nei primi 6 mesi del 2019) a causa della condizione di incertezza economica globale.

Biotecnologie, nanotecnologie e wearable devices: la fashion industry della pelle cerca sbocchi attraverso nuove tecnologie e processi upcycle. All’orizzonte si profilano clienti con aspettative nuove, che associano alla moda soluzioni a basso impatto sull’ambiente, ma anche dispositivi che sviluppano un’intelligenza digitale da indossare.
L’innovazione nel mondo della moda e del luxury in pelle procede con lo scopo di introdurre nella filiera materiali e tecnologie altamente innovativi, spesso mutuati da altri settori industriali o da altri ambiti applicativi. Il che dimostra una sempre più affinata logica di interdipendenza.


Interessati a questi cambiamenti anche i distretti italiani, in primis quelli concentrati sul mondo della concia. Un’innovazione che vale circa il 10% del fatturato complessivo settoriale (circa 96 miliardi di euro di valore) e che ha lo scopo di migliorare significativamente non solo i prodotti, ma anche i processi. A livello di macchinari, ma anche ausiliari chimici tendenzialmente biobased. Un’industria tutta da certificare per attrarre un consumatore che si fida quando vede la scritta “bio”.
La strada intrapresa da questo comparto valuta anche logiche di economia circolare. Prodotti che saranno progettati per essere disassemblati e materiali che saranno riciclabili al 100% più di una volta. Lo spostamento verso una moda trasparente e circolare implica radicali evoluzioni tecnologiche e di design, nonché lo sviluppo di nuovi modelli di business e filiere di approvvigionamento tracciabili.

Le oltre 1.270 aziende presenti in fiera hanno esposto le nuove collezioni per l’autunno-inverno 2020/21, stagione cruciale soprattutto per le concerie che continuano a rappresentare la parte principale dell’offerta, occupando la metà dei padiglioni e generando un giro d’affari che soltanto in Italia arriva a sfiorare i 5 miliardi di euro. Ma questa volta, più che sui trend, l’accento è stato posto sui contenuti green delle pelli e sulla sostenibilità del ciclo produttivo di un materiale che è il risultato del recupero di un sottoprodotto dell’industria alimentare.
Le concerie hanno puntato gran parte dei loro sforzi nel trasferire ai clienti della moda e del lusso la certezza di una pelle non solo “pulita”, ma anche pienamente inserita nel contesto dell’economia circolare.